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The Doriana(s)

Avere 17 anni e un progetto: #viaggiare . Trascorrere un periodo all’estero, conoscere diverse culture, incontrare persone nuove e, perché no, anche migliorare la conoscenza dell’inglese.

Doriana De Gradi, studentessa dell’Istituto Tecnico Turistico “Porro” di Pinerolo, è partita, ormai un anno fa, per l’America, più precisamente per Salem, capitale dell’Oregon.

Enrico Camisassa, invece, deve ancora partire. A luglio volerà anche lui in America, per sei mesi, a Lodi, in California, a mezz’ora da San Francisco e 40 minuti da Sacramento: “Nell’entroterra, dove producono il vino” precisa.

Doriana è tornata a casa la scorsa estate e prova ancora una forte nostalgia per il periodo trascorso sulla Costa del Pacifico. “Hai presente i telefilm american? – scherza -. Ecco! Era come esserne protagonista!». Prom, glee club, lancio dei cappelli alla graduation, party in perfetto stile USA: per 12 mesi Doriana è stata una vera e propria American Girl. Partita con la Wep (World Education Program), organizzazione internazionale che si occupa di scambi culturali e linguistici nel mondo, ha seguito l’esempio della sorella. “Non ero mai stata lontana da casa per un così lungo periodo – spiega – ma i racconti di chi era partito prima di me per una vacanza studio e l’idea di essere inserita in una realtà diversa dalla mia mi hanno invogliata a intraprendere quest’avventura”.

“La host family è praticamente diventata una sorta di seconda famiglia – racconta –. La mia “nuova” mamma è insegnante in una scuola materna, mentre il papà “acquisito” lavora nel settore amministrativo di un’azienda”.

“Non credete sia stata solo vacanza – ci tiene a specificare –. In America andavo a scuola e all’inizio è stato davvero complesso inserirsi. Le difficoltà con la lingua erano molte e solo dopo qualche mese ho capito che i compiti a casa erano online, con risultati che si possono immaginare!”. Al contrario degli immancabili pregiudizi degli italiani sul cibo estero, Doriana non ha avuto problemi con la cucina americana.

“Ho preso sette chili – scherza –, però non era male! Mi sono anche iscritta a un corso di cucina, ma dopo poche lezioni l’insegnante mi ha chiesto di tenere qualche ora sulle lasagne, la carbonara e il tiramisù” a riprova che i nostri saranno anche pregiudizi, ma che forse non sono del tutti infondati.

“Sempre in America – racconta – seguivo un corso di teatro. Un vero e proprio glee club con audizioni e spettacolo di fine anno. Per gli studenti americani le attività extrascolastiche sono un vero e proprio impegno, le prendono molto seriamente e sono davvero bravi”.

“È stata un’esperienza utile anche dal punto di vista lavorativo – aggiunge –. Grazie al mio american dad ho fatto uno stage di una settimana in un albergo in occasione di un grande evento”.

Qualche consiglio pratico per chi deve partire? “Un anno è lungo e preparare i bagagli è un problema notevole, soprattutto per una ragazza. Immancabili in valigia sono una macchina fotografia, per immortalare i momenti migliori del periodo all’estero, una foto di mamma e papà, per quando si sentirà nostalgia di casa, e un libro in italiano, possibilmente divertente, per staccare un po’ dall’inglese. Io mi ero portata dietro anche una bandiera italiana da indossare – ride –. che poi ho regalato all’insegnante di cucina”.

“Dimenticavo – aggiunge –. Nel bagaglio è bene mettere anche un adattatore universale per poter caricare cellulare, computer e phon, e il passaporto. In America la carta d’identità non va bene!”.

Ripartirai?, chiedo curiosa. “Mi piacerebbe tornare negli States. Il popolo americano è corretto, patriottico e, beh, mangione. Per ora, però, cambio meta: a luglio andrò a fare la ragazza alla pari a Londra”.

Enrico, studente del liceo scientifico “Galileo Ferraris” di Torino, anche lui 17 anni, tra un mese sarà negli Usa, giusto in tempo per la scuola che in America inizia il 26 luglio. Anche lui parte con Wep, su esempio del fratello. “I suoi racconti mi hanno spinto a voler vivere a 360° in un paese estero– spiega –. Poi, visto che lui è già stato in California, non mi preoccupo particolarmente. Ho visto che la famiglia ospitante ti tratta quasi come un figlio e che ambientarsi non è poi così difficile”.

“Il mio american dad è un dsa inspector – racconta – mentre la mia ‘nuova’ mamma fa la casalinga e segue i due figli, uno di 12 anni e l’altro di 11. Non solo acquisisco due genitori, ma anche due fratelli!”. Come Doriana, anche Enrico frequenterà un high school; fare amicizia però non lo preoccupa. “Ho chiesto alla scuola di potermi inserire nella squadra di pallanuoto, così da non abbandonare lo sport che già pratico in Italia. Alcuni ragazzi del team mi hanno già contattato su Facebook: non avrò particolari problemi”. “Secondo me – si rivolge a chi, come lui, sta per partire –, non bisogna avere né troppo aspettative né troppi pregiudizi, affrontare l’esperienza a mente aperta”. Chiedo anche a lui qualche consiglio pratico su cosa mettere in valigia e su come fare i bagagli. “Ho intenzione di portarmi dietro pochissime cose. L’idea migliore – chiarisce – è fare shopping negli States! Non devo dimenticarmi il passaporto e nemmeno il visto per studenti che mi permetterà di girare in tranquillità per sei mesi”. Un’idea del popolo americano e di cosa lo aspetta, però, Enrico ce l’ha già.

“Sono già stato in California per vedere mio fratello – spiega –. L’America è bella e affascinante e gli americani sono simpatici, gentili e socievoli. Grazie a quest’esperienza avrò modo di conoscerli meglio”.

Come Doriana e Enrico ogni anno, con Wep, oltre duemila ragazzi vogliono sentirsi “Cittadini del mondo” e partono dall’Italia verso 38 paesi differenti, tornando poi a casa cresciuti sia linguisticamente che umanamente.

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