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Londra-Amsterdam in autostop

Londra-Amsterdam in autostop

Il nostro affiatato team "Daje nè": una commistione di torinesi e romani

600 km. 36 ore. “0” soldi. Ce la fai ad arrivare ad Amsterdam?
Si può essere tanto folli da accettare? Noi lo abbiamo fatto. E sabato 5 alle 9 del mattino siamo partiti, zaino in spalla, da Coventry, destinazione Amsterdam.

È una corsa: il primo che arriva vince. Suona eccitante, tanto più che è un’iniziativa di beneficienza organizzata dall’Università di Warwick denominata Jailbreak (letteralmente: evasione), il cui ricavato va a sostegno di organizzazioni no-profit. Dunque, insieme a tutta la massa di gente che vi prendeva parte e che è partita dalla piazza centrale del campus c’eravamo anche noi. Pazzi? Forse. Coraggiosi? Tanto. Intraprendenti? Sicuro.

 Quali sono le regole del gioco? Fondamentalmente nessuna. Devi raggiungere la cittadina dei Paesi Bassi in qualunque modo consentito dalla legge entro il tempo previsto e senza spendere soldi. Si può fare? La risposta:. Certo, anche noi abbiamo avuto i nostri momenti di puro panico. Come quando ci siamo ritrovati in piena autostrada con le auto ai 150/h che ci sfioravano i cappotti perché a detta del tizio che ci ha scaricato “2 minuti e c’è una stazione di servizio” e abbiamo camminato per 1 ora e mezza. O quando l’ennesimo individuo luminare ci ha lasciato nel bel mezzo del niente, una distesa desolata di campi e vento, che aveva anche la presunzione di chiamarsi “stazione”. O quando il ragazzo alla guida si è messo a litigare con la commessa del Burger King dandole della razzista nei nostri confronti in quanto italiani perché lei dall’alto del suo cuore di pietra gli negava un hambuger gratis.

Ma si tratta di rare eccezioni. Nella maggior parte dei casi abbiamo avuto a che fare con persone meravigliose che avevano tanto da raccontarci, incontri che ci hanno arricchito immensamente, individui che porteremo sempre nel cuore. Come il papà musicista raggae/ska che aveva viaggiato il mondo, la famiglia olandese con i bambini più dolci con cui giocare a Uno, il vecchietto con i sandali e le calze (eh lo so, purtroppo è così) che ci ha dato un letto in cui dormire e al mattino ci ha preparato la colazione, il camionista con i capelli alla Biscardi che non vede le figlie da 15 anni e a cui ogni anno la moglie porta via il televisore, il meraviglioso uomo di Cambridge che, sebbene stesse andando nel sud dell’Olanda, ci ha detto “Massì vi porto fino ad Amsterdam”.

Perché viaggiare in autostop è un’esperienza da provare. Negli storici anni 60 i giovani erano soliti “spolliciare” per ottenere passaggi: viaggiavi low cost e facevi amicizia. E oggi, nonostante nessuno lo faccia più, si trovano ancora persone di cuore pronte a darti uno strappo e toglierti dalla pioggia. Un modo diverso di viaggiare, molto alla Jack Kerouac, che ti permette di vedere veramente i posti che attraversi, che ti da la possibilità di fermarti e pensare che il viaggio è metà del divertimento. 
Il percorso on the road del paesaggio britannico in mezzo a prati in fiore, la traversata del Mare del Nord in barca con il vento tra i capelli, e l’accoglienza in Olanda dei mulini a vento sono emozioni speciali che ti fanno sentire vivo.

E anche se non abbiamo vinto, se qualcuno ci ha preceduto, poco importa. Il nostro obiettivo era quello di metterci in gioco, di provare un’esperienza diversa dal solito, di arrivare ad Amsterdam e poter dire di esserci arrivati in autostop. Era una sfida con noi stessi, per mettere in discussione i nostri 20 anni che arrivano una volta nella vita. Per provare che l’Erasmus è anche questo, è partire con un solo cambio di vestiti per 5 giorni, è dormire in stazione, è fermare le macchine ai semafori, è vivere la vita alla giornata, è non sapere cosa ti riserva il giorno dopo.

Perché prima di partire mai avrei pensato di intraprendere un’esperienza del genere. Poi l’Erasmus mi ha profondamente cambiata. Mi ha maturata, mi ha resa aperta alle sfide che la vita ti offre, mi ha reso più adattabile alle situazioni. Mi ha fatto capire che bisogna cogliere le occasioni quando ti si presentano, perchè poi non torneranno più. Vivere una vita più “all’avventura” ti permette di apprezzarla di più.
Un’esperienza elettrizzante, assurda, indimenticabile. Un viaggio in bilico tra precarietà e libertà, tra divertimento e casualità, una folle corsa da un Paese ad un altro, da una macchina all’altra, da un racconto di vita ad un altro. Una 2-giorni incredibile, di quelle storie fatte per essere raccontate. “Vivere per raccontarla” diceva Marquez. E ogni volta che lo farò mi ricorderò sempre che “anche questo è l’Erasmus”.

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