Giovaninrete2.0

BLOG

“Are you italian?” Quelle strane abitudini degli inglesi

"Are you italian?" Quelle strane abitudini degli inglesi

La perfetta housewife Vittoria, intenta a cucinare la vera pasta italiana

Qual è la cosa di cui si sente più la mancanza all’estero? Da italiana, non può che essere la buona cucina. E quando un inglese vuole avere la presunzione di cucinarti la pasta, allora capisci che è arrivato il momento di rimboccarti le maniche, legarti un grembiule in vita, e buttare gli spaghetti. Chi glielo spiega agli inglesi che il ketchup non può essere il sostituto della salsa al pomodoro? E che non è necessario far cuocere la pasta per delle mezze ore, bastano pochi minuti? Ecco, sono questi i momenti in cui realizzi che hai davanti a te ancora sei lunghi mesi di paste scotte e salse improbabili, e che, in fin dei conti, la tua patria non è poi così male.

Per non parlare del resto del cibo. Qui sembra vigere una sola regola: friggere. Qualcuno una volta ha detto che il cuoco mediocre si nasconde dietro chili di frittura per mascherare l’assenza di sapore dei suoi piatti. Ecco. L’altro giorno ho ordinato un semplice sandwich, e me l’hanno portato accompagnato da una montagna di stecchini di un colore non ben indentificato, fritti naturalmente. Solo dopo, assaggiandoli, ho realizzato che non erano patate, ma carote. Che di carote avevano un lievissimo retrogusto, perché sepolto dal predominante sapore di unto.

Ma poi gli inglesi si devono sempre distinguere. Perché mai guidano dall’altra parte quando il resto del mondo fa il contrario? Anche le porte si aprono dalla parte opposta. E le finestre. E perché non possono adottare sta moneta unica una volta per tutte? Io ancora ho difficoltà a distinguere le sterline.

Soprassedendo l’ahimè nota mancanza di tutti i sanitari (mi avete capito), altra questione interessante riguarda l’arredamento delle abitazioni. Moquette. Moquette ovunque. Moquette in camera da letto, moquette nelle aule, moquette in cucina, persino moquette in bagno. E, si sa, la moquette non è propriamente la pavimentazione migliore da pulire. Ma si sa che gli inglesi non sono famosi per la loro pulizia.

E poi, ovviamente, manca il clima mediterraneo. Torino non avrà il tepore di Palermo, ma non ti costringeva comunque al cappotto a inizio ottobre. Ma questo fatto, gli inglesi sembrano non notarlo, e girano costantemente sbracciati, seminudi come degli dei greci. Con il vento che ti trapassa da parte a parte (quanto piango le amate Alpi, scudo contro le correnti), intabarrata nei tuoi dodici strati di vestiti e con il naso gocciolante, loro ti guardano, serafici, e ti chiedono: “Are you italian?”. Da cosa l’avranno capito?

Se ti è piaciuto l'articolo leggi anche

  • Nessun articolo correlato

9 Commenti mostra nascondi

  • Antonella

    Piuttosto esagerato, non trovi? Mi pare più adatto ad un articolo comico perché solo in lieve misura risponde a verità.Verrebbe spontanea una domanda: perché mai allora te ne vai in un paese così strano, se non lo sai capire?
    Visita l’Italia, che conosci…ma non deridere chi è diverso da te e ovviamente ha tradizioni e cultura diverse.OK?
    Ciao

    • Vittoriacaron

      Voleva essere un articolo spiritoso, non voleva essere una vera critica… Dai, un po’ di sense of humor! Mi dispiace tu non sia stata in grado di capirlo. Anche perchè, non so se lo hai letto, ma il mio primo articolo “Innamorarsi a Coventry”, dimostra quanto in realtà io adori questo posto.

    • Federico

      Beh, infatti l’articolo, se non proprio comico, almeno ha l’intento di essere ironico. È ovvio che corrisponde solo in parte alla verità, così come accade per il resto dei luoghi comuni… Da mangiatore di spaghetti e di pizza e da suonatore di mandolino quale sono identificato quando sono all’estero, non trovo disdicevole parlare di stereotipi ”pour parler”, senza intenti derisori e senza volgarità. Vittoria è una ragazza che scrive in un blog, non credo sia giornalista né pubblicista; ha scritto un’opinione. Se poi la redazione di Giovaniinrete la ritiene una “punta di diamante”, meglio per lei. Io, per esempio, vivo in Francia, dove tutto è tappezzato di linoleum (più facile da pulire, ma senz’altro più brutto della moquette), di carta da parati dai colori bizzarri (io sono stato fortunato, ma quella nell’appartemento di Simonini è color giallo canarino malato) e dove il burro te lo mettono anche nella tisana della nonna. Non per questo devo andarmene da qua: credo che se una persona voglia scappare da un posto, lo faccia punto e basta, senza mettere l’annuncio su internet.

  • Anna

    A me l’articolo è piaciuto e non l’ho trovato per niente esagerato.. perchè non vai tu Antonella a vivere un pò in Inghilterra? poi credo che penserai più o meno le stesse cose se non peggio..
    inoltre l’intento dell’articolo era davvero un pò comico..per chi riesce a cogliere l’ironia..infine prova ad andare all’estero e ti renderai conto che per tutti noi italiani siamo gli zimbelli dell’Europa..è giusto a volte anche rendere “pan per focaccia”
    Ciao.

  • Emm Prosd

    Di solito non mi lascio coinvolgere da discussioni on-line, nè tanto meno paleso la mia indignazione quando leggo commenti a dir poco insulsi, ma sull’Inghilterra mi sento chiamata in causa.

    Antonella, trovo la tua supponenza davvero irritante, forse sei tu che l’articolo, cito: “non lo sai capire”.

    Mi pare proprio che questa giornalista diverse cose le abbia capite, leggi qui ad esempio http://www.giovaninrete.it/2011/10/11/pensavo-che-litalia-mi-sarebbe-mancata-di-piu-invece/#1099 vel http://www.giovaninrete.it/2011/10/12/innamorarsi-a-conventry/#1000

  • Anonimo

    Cari navigatori e care navigatrici,
    siamo molto contenti che vi appassionino i temi trattati sul nostro sito e, nello specifico, quelli di Vittoria: una nostra “punta di diamante” da sempre valida e autorevole penna su carta e su tastiera.

    Questo intervento vuol soltanto cercare di riportare la discussione sul piano dell’educazione e del rispetto reciproco, sia di chi commenta sia di chi scrive.

    Ribadiamo la nostra felicità rispetto al fatto di esprimere la propria idea ma nel tutelare chi frequenta questa community e i nuovi arrivati ci teniamo a chiedervi un po’ di eleganza, quel self-control stile british che anche noi maccheronici di tutta Italia siamo in grado di esprimere.

    Con stima e affetto,
    La Redazione

  • Simonini

    Mamma mia! Che bagarre! Che cosa posso aggiungere? Mi sembra che Antonella abbia espresso soltanto un’idea, un po’ precipitosa forse, però legittima. Maaaa…non credo affatto che Vittoria sia stata una irrispettosa figlia della mozzarella e del Bel Paese, insomma, parliamoci chiaro, ha solo detto una verità sacrosanta: non sanno cucinare! O meglio, non sanno cucinare come noi intendiamo il verbo cucinare. 
    E poi guidano dal lato sbagliato, e per questo che chi torna da Londra è sempre un po’ cambiato, e lo dice Caparezza! Lui può essere ironico e un articolo su un giornale per giovani in rete no?
    Io per i prossimi 9mesi dovrò rimanere in questa ridente cittadina francese con una caterva di difetti e incomprensibili abitudini (perché non mi puoi dare una sacchetto di carta per la baguette?!) che potrei elencare senza trovare fine, ma non vorrei essere da nessun’altra parte. Penso che Vittoria abbia sottolineato le differenze con un velo di simpatia, proprio perché sono queste “stranezze” a rendere tutto più interessante!
    Altrimenti sarebbe rimasta, sarei rimasto, in Italia a mangiare con gusto, a pagare con un euro in svalutazione e ad andare in giro con una giacchetta leggera.
    Il mondo è bello perché è vario, disse il timido camaleonte!

    Però..in queste discussioni mi diverto troppo! Sono pronto alla rissa mediatica!!

  • Francesca

    Cara Antonella, 
    non e’ per fare ulteriore polemica ma l’articolo di Vittoria non mi sembra assolutamente offensivo! Io sono a Glasgow da due mesi, non e’ Inghilterra ma Scozia – but it’s the same, e sono assolutamente d’accordo con TUTTO quello che Vittoria ha scritto!!
    Non so se tu sia mai stata nel Regno Unito ma ti assicuro che e’ davvero cosi’! Possono sembrare cose stupide ma io credo siano proprio quelle che a lungo andare fanno sentire il loro peso!

    Non vuol dire disprezzare la cultura degli altri, ma semplicemente rendersi conto che e’ diversa, provare a conoscerla e, allo stesso tempo, capire meglio ed apprezzare di piu’ la tua! In Italia mi lamentavo di tante cose che ora mi mancano… ma questo non vuol dire che io non sia felice di vivere questa nuova esperienza qui!

    Francesca

  • Federica Franzin

    Quante discussioni per qualche innocente verità ironicamente espressa!
    Noi italiani in generale non facciamo altro che tirarci la zappa sui piedi e vergognarci di fronte agli abitanti degli altri paesi, sentendoci, per alcuni aspetti a ragione, per altri meno, sempre in difetto.
    In realtà credo che un buon punto su cui lavorare per migliorarsi sia proprio riconoscere i nostri (molti) pregi che altrove scarseggiano! E si rende sempre più necessario proprio in questi periodi bui, nei quali pare che l’unico intento e preoccupazione dei nostri beneamati governanti sia metterci in ridicolo ed evidenziare tutti gli aspetti peggiori della nostra patria, quasi fossero l’unica realtà esistente!
    E invece no, cari compagni europei e non solo! Difetti ne abbiamo da vendere, ma la cucina, l’igiene, il clima, e la giovialità (educata, non quella caricatura che sempre più spesso si vede in tv) sarebbero da esportare in larga scala!

    Federica

ON LUCI OFF