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Vittorio, una vita da fotogiornalista

Vittorio, una vita da fotogiornalista

Vittorio Savoia al lavoro, a Torino, con la sua inseparabile macchina fotografica Vittorio, una vita da fotogiornalista

La fotografia, una passione che lo segue da quando era bambino. Un interesse che ha preso sostanza negli anni dell’adolescenza fino a quando, all’età di 25 anni, ha scoperto il valore del fotogiornalismo. Questo è il percorso che Vittorio Savoia, studente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, ha scelto di intraprendere.

«Sono una persona molto curiosa e attiva. Questo è probabilmente il motivo che mi ha spinto ad entrare in una redazione, che mi ha portato a non voler sprecare il mio tempo libero ma a scegliere di impiegarlo in qualcosa di intelligente e che, in realtà, mi ha sempre attratto: il giornalismo».

All’interno di un giornale, è difficile dire cosa abbia più valore, se le foto o i testi. Vittorio afferma, infatti, che «spesso l’immagine può valere un buon 50% in un servizio, come, allo stesso modo, le parole possono essere un mezzo delicato e rischioso. La chiave di questi veicoli di informazione sta nel riuscire ad essere oggettivi trasmettendo valore al proprio prodotto perché stimoli emozioni in chi ne usufruisce. Il fotografare – aggiunge – non è semplicemente riportare dei fatti, è raccontare qualcosa, è dare a un soggetto un proprio punto di vista».

A questo proposito racconta la foto per cui va più fiero, quella più spontanea e più particolare allo stesso tempo. Il 14 dicembre 2010, a Roma si votava la fiducia in Parlamento, sotto la sede del Pdl in corso Vittorio a Torino era in corso una sassaiola e i manifestanti si sono diretti verso Porta Nuova, occupando i binari.

Nella confusione generale ha visto una copia di Repubblica, abbandonata sulle rotaie. Il nostro premier sulla prima pagina sormontato dal titolo «Berlusconi, il giorno della verità» e ha capito che quello era, in un certo senso, l’istante più significativo della protesta.

Vittorio non ha ancora scelto la strada più adatta a lui, se quella giuridica, fotografica o giornalistica. Ed è proprio da questa posizione, affiancato e sostenuto dalla sua famiglia, che è stato costretto a fare delle considerazioni sulla sua gestione del tempo. «L’ambiente giornalistico e, più in generale, qualsiasi lavoro, è difficile da gestire parallelamente allo studio universitario. Proprio per questo, a volte mi è capitato di dovermi fermare per capire quali fossero realmente le mie priorità».

Vittorio spera di continuare a coltivare tutti gli aspetti della sua vita, e, guardando al futuro, afferma con un sorriso: «Probabilmente sarò in giro per il mondo con la mia macchina fotografica».

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